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Mario Giacomelli. Il paesaggio informale nel segno di Burri

di Alessandro Sarteanesi

per la collana “le lucciole”
in uscita a settembre 2020

«L’ho conosciuto per caso, tramite quel ragazzo che adesso cura tutte le sue cose, Nemo Sarteanesi. Un giorno venne in tipografia e mi disse: “Burri vorrebbe conoscerla di persona” …

…Quando l’ho incontrato io dipingevo, ero tra figurativo e astratto, dopo invece sono stato troppo influenzato dalla sua pittura e ho smesso. Mi affascinava troppo, non potevo fare diversamente»

«La terra non è più, come una volta, il luogo dove l’uomo sperava e rideva. La terra come la vedo adesso è fatta di segni, di materia, come un quadro di Burri; un mio paesaggio di oggi è più vicino a un suo quadro che alla terra che fotografavo prima, perché cerco il segno, le scritte, i volti come ho fatto negli altri lavori. Perché questi sono volti, io mica li ho toccati.»

Mario Giacomelli

Mario Giacomelli (Senigallia 1925 – 2000),  tra i più importanti fotografi del Novecento, è il protagonista di una preziosa mostra, in corso di preparazione al MAXXi di Roma, che indaga – attraverso una selezionata scelta di paesaggi e il legame con Alberto Burri – una particolare rappresentazione della natura e del territorio, in dialogo con il linguaggio astratto e informale.

Mario Giacomelli incontra Alberto Burri per la prima volta nel 1968, a presentarglielo è Nemo Sarteanesi, pittore, intellettuale, amico dell’artista che con lui ha dato vita all’omonima Fondazione e che nel 1983 organizza una mostra di Giacomelli alla Biblioteca Comunale di Città di Castello.

Uniti nell’analisi delle sensazioni che provengono dalla materia, Giacomelli e Burri rielaborano il reale in una composizione che appare convenzionalmente astratta ma non per questo meno afferente all’uomo e alla sua condizione.

Così nelle fotografie delle serie esposte, alcune di queste regalate dall’artista a Sarteanesi, altre a Burri, Presa di coscienza sulla natura, Storie di Terra, o Motivo suggerito dal taglio dell’albero, «ancora una volta Giacomelli realizza un percorso che va oltre il realismo – che resta la sua ispirazione –, sino ai territori della psicologia. … Nella rugosità delle fibre, nelle escrescenze, nel sacrificio che è il taglio dell’albero, Giacomelli individua i volti, i riflessi, la tragicità stessa dell’esperienza terrena» (S. Guerra, C. Leonardi). E ancora Arturo Quintavalle ricorda come il fotografo «non legge le sue Marche o l’Appennino centro-italiano come un paesaggio da cartolina, si trasforma invece in progettista di una ricerca, di un’arte che ripensa un territorio. Insomma una diversa idea, una land art che penetra nel profondo della storia, … legata a un diverso senso della materia e della sua durata. … I grandi paesaggi di Giacomelli sono densi di paura, di un senso di morte durissimo, come molti quadri di Burri».

Le foto in questa pagina sono di Mario Giacomelli, eccetto il suo ritratto che si deve a Guido Harari

isbn 978-88-31280-18-1

One thought on “Mario Giacomelli. Il paesaggio informale nel segno di Burri

  1. froleprotrem ha detto:

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