HANNO SCRITTO PER NOI

David Anfam

David Anfam, nel libro Magonza dedicato a Pier Paolo Calzolari scrive:

MATURARE

Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?
Johann Wolfgang von Goethe

Ci sono almeno due Pier Paolo Calzolari. Uno orchestra installazioni di grandi dimensioni. Questi assemblaggi imponenti combinano materiali umili – legno bruciato, piombo, rame, grandi foglie di tabacco, conchiglie, brina, fuoco, e via dicendo – con altri che richiedono un maggior intervento da parte dell’uomo, come il feltro, il cuoio, tubi al neon e impianti refrigeranti.

Il tempo svolge sempre un ruolo cruciale, sebbene discreto, assieme alla mescolanza di natura e cultura. Questi assemblaggi elementari, per esempio, attirano gli spettatori nella loro trama e ordito percettivi, circondandoli visivamente e psicologicamente come un campo energetico silenzioso fatto di consistenze, piani, direzioni, luce, ombra e pensieri. Mentre gli osservatori analizzano gli oggetti, la durata acquista una funzione decisiva per l’esperienza nel suo insieme. Tutto ciò è evidente.

Più discretamente, invece, le fiamme, il ghiaccio, l’acqua, le piante e il metallo, la loro stessa consistenza, suggeriscono un’evoluzione ciclica – decadenza, deliquescenza, stati che sono di volta in volta offuscati, opachi, spenti, ravvivati e luminosi. Dunque questi componenti, al pari delle scritte a neon e delle altre iscrizioni, rappresentano metonimie per una più ampia storia. I suoi lineamenti sono l’immediatezza e la transitorietà, i suoi toni sono freddi, persino mortali. In breve, sono stagioni sia naturali che emotive. Arthur Rimbaud aveva probabilmente un’idea simile in mente quando cominciò una poesia famosa apostrofando in questo modo le stagioni:

Ô saisons, ô châteaux
Quelle âme est sans défauts?
[Oh stagioni, oh castelli
Quale anima è senza difetti?]

Come a suggerire che l’abitare umano e il destino appartengono a un unico continuum temporale, un processo di apprendimento esistenziale (alcuni critici interpretano le «stagioni» e i «castelli» rispettivamente come «la vita sul pianeta terra» e «l’anima»). Può darsi che il simbolismo di Rimbaud sia arcano, tuttavia il messaggio è chiaro. Costruiamo e andiamo, per così dire, dove il tempo ci conduce.

Un secondo Calzolari dipinge drammi monumentali e semi-astratti in parallelo al Neo-espressionismo europeo e americano degli anni Ottanta. Lo Sturm und Drang di questi lavori compensa la relativa pacatezza dei gruppi scultorei. Opere che vanno dal Naschmarkt (1984) dai colori esplosivi e una turbolenza barocca, che allude al mercato all’aria aperta di Vienna, con il suo carico di carne e cibarie, ai panorami dominati dai cieli in tempesta, esemplificati dal wagneriano Naturlandschaft mit Vogel (1981), dove il cielo sembra muoversi speditamente. Eppure, al di là di questa turbolenza s’intravede un altro tono. Paragonato al fortissimo operistico che risuona nei grandi dipinti, il suo tenore è più simile a ciò che Ralph Waldo Emerson, poeta del trascendentalismo americano del XIX secolo, chiamava «l’immobile e piccola voce dentro di noi». Ed ecco il terzo Calzolari, filosofo intimo. Muitos estudos para uma casa de limão origina da questa sensibilità.

Mai esposto prima d’ora, il progetto comprende ventidue studi per una casa dei limoni sui generis, una suite unica e a sé stante. La cui matrice, tuttavia, appartiene alla più ampia pratica di Calzolari – e nello specifico alla sopramenzionata pittura-come-modalità-lirica. Eseguiti su carta Arches grana Torchon montata su tavola, la ruvidità del supporto non solo contribuisce a dare consistenza alla tempera al latte, ma echeggia anche un’altra sostanza che contraddistingue le opere di Calzolari, il sale stratificato. A sua volta, la superficie granulare e pigmentata, sapientemente adornata con segni fatti con pastelli extra morbidi e friabili (pastel à l’écu), crea una metafora concreta che rimanda all’aspetto e alla consistenza della buccia di limone. Prima ancora di considerare il frutto, tuttavia, vale la pena menzionare il tocco in questo stile pittorico di Calzolari. Secondo cui la pittura è come «una farfalla». La farfalla e il dipingere di Calzolari hanno una qualità in comune (oltre alla bellezza): vibrano leggere come una piuma (che, non a caso, è tra i leitmotive dell’artista). La leggerezza sta alla materialità come la transitorietà sta al tempo. Un frutto, d’altronde, si forma tardi nel processo di maturazione di una pianta, come preludio di dormienza o di morte.

Morbidezza, leggerezza e luce pervadono questi «studi per una casa dei limoni». In alcuni fogli, infatti, i limoni si dissolvono in un vuoto bianco e mallarmeiano. In altri, le stelle si dissolvono in un luminoso e profondo blu cielo, con un giallo che forma una sineddoche cromatica per i limoni non visti. Un’opera del primo Calzolari conferma come questa particolare tonalità sia da lui intesa come la rappresentazione materiale di una luminosità ideale. In Finestra (1978), la luce del giorno entra da un’apertura inserita all’interno di una superficie monocroma dipinta di giallo.

Allo stesso modo, queste opere in mostra trovano la loro controparte più evidente in un dipinto del 2017 che è rappresentativo dello stile dell’artista. Elementi in comune sono i materiali impiegati, un biancore luccicante, dei fili che somigliano a steli, delle punte stellate, e un giallo limone fatto contrastare con un blu che richiama sia il cielo che l’acqua. Il titolo dell’opera? Paesaggio Veneziano. La luce di Venezia, che si rifrange nell’Adriatico e illumina dolcemente i marmi antichi, è da sempre la musa di Calzolari. Non meraviglia, dunque, che in questi studi ogni cosa sia aria, dissoluzione e ricomposizione. Il flusso e la nebulosità implicano uno sguardo impressionista. Da una parte richiamano l’impulso degli impressionisti a catturare fuggevoli qualia (dove con il termine “Impressionismo” faccio anche riferimento all’artista che è con tutta probabilità il suo più grande erede, Pierre Bonnard). Dall’altra, il loro essere fievoli evoca la memoria e l’occhio interiore. Persino la più rigida struttura compositiva modernista, la griglia, si ammorbidisce nell’intreccio del graticolato. Sembra di essere nel regno della rêverie o del ricordo. Questa è la chiave tonale che suggerisce poesia lirica, la sua apoteosi sono le odi di John Keats. Ad esempio in “All’autunno”:

Stagione di nebbie e morbida abbondanza,
tu, intima amica del sole al suo culmine,
che con lui cospiri per far grevi e benedette d’uva
le viti appese alle gronde di paglia dei tetti,
tu che fai piegare sotto le mele gli alberi muscosi del casolare,
e colmi di maturità fino al torsolo ogni frutto.

Gli studi di Calzolari, imbevuti di colore, del «sole al suo culmine», esplorano ventidue stadi – quasi un bozzetto – che mimano fasi rapsodiche di crescita, maturazione, realizzazione e finalità. In alcuni i limoni pendenti somigliano a soli. In altri – ipoteticamente gli ultimi – l’atmosfera si fa cinerea, persino gelata.

[…]

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Tratto da Pier Paolo Calzolari. Muitos estudos para uma casa de limão ©2019 Magonza, Arezzo – Tutti i diritti riservati.

One thought on “David Anfam

  1. David Anfam ha detto:

    Mille Grazie!

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